Solo il 10% dei migranti viene in Europa

L’Unhcr lancia l’allarme: la maggioranza chi fugge da guerra e violenza chiedono asilo a “Paesi in via di sviluppo”. Pachistan e Giordania in cima alla lista
Gli arrivi nei mesi invernali sono diminuiti per ragioni legate alle condizioni climatiche, ma i disperati che tentano di fuggire dalle zone di conflitto per approdare in Europa continuano a morire. Tutto questo accade mentre alcuni politici di casa nostra continuano a evocare lo spettro dell’«invasione» forse sottovalutando i numeri di un fenomeno che, messo sotto la lente di ingrandimento, consiglierebbe più cautela e lungimiranza nell’approccio. Nel Parlamento Europeo di Bruxelles si è tenuto un seminario di informazione per i giornalisti a cui hanno preso parte vertici delle istituzioni comunitarie, membri dell’assemblea parlamentare ed esperti di organizzazioni internazionali.

LA RELAZIONE UNHCNR
Nella mattinata di apertura, Sophie Magennis (UNHCR) ha letto una relazione particolarmente interessante proprio perché fondata su dati precisi e informazioni statistiche che inquadrano la questione migratoria e della richiesta di asilo sotto una prospettiva diversa da quella che il dibattito interno spesso finisce per considerare. Si scopre allora che quasi il 90% dei rifugiati nel mondo non hanno nemmeno la possibilità di venire in Europa, ma chiedono aiuto ai paesi «in via di sviluppo»; scappano dalle loro zone di conflitto cercando protezione nei paesi vicini. Basti pensare che i principali paesi d’asilo risultano essere il Pakistan, la Turchia e la Giordania, territori al di fuori dei confini europei. Quelli che si rivolgono all’Unione Europea per avere protezione o vedersi riconosciuto il diritto di asilo – stiamo parlando di persone che nella maggior parte dei casi scappano da guerre, violenza e torture – sono solo il 10% di quelli che nel mondo ne avrebbero bisogno. Non si tratta di sminuire questi numeri, anche perché tra i circa 900.000 arrivi del 2015, ci sono il 24% di bambini e il 16% di donne costretti a imbarcarsi sulle navi della speranza. Però questi numeri vanno necessariamente inquadrati in un contesto più ampio; nel pianeta negli ultimi tempi si sono riaccesi 15 focolai di conflitti militari, pare si stia realmente materializzando quella che Papa Bergoglio aveva chiamato «la terza guerra mondiale a pezzetti». Si tratta, dunque, di un vero e proprio conflitto su scala mondiale che richiederebbe una soluzione globale.

L’EUROPA COSA STA FACENDO?
Mentre si discute della necessità di riformare il Trattato di Dublino che prevede che la responsabilità dell’asilo è del Paese di primo sbarco ed è stata confermata la procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia per non aver registrato i migranti, il Consiglio UE ha da qualche tempo deciso di ricollocare 160.000 rifugiati entrati negli ultimi mesi via Italia e Grecia. Gli stati membri si sono assunti la responsabilità di redistribuire nel proprio territorio queste persone, sulla base di calcoli fondati sulla popolazione, il prodotto interno lordo e domande già ricevute nel paese. Dal sito della Commissione Europea si evince però che ad oggi sono state eseguite solamente 160 «relocation»; non una bella prova di solidarietà e di assunzione di responsabilità da parte delle nazioni europee.

«Noi speriamo che questo programma sia eseguito – ha aggiunto Sophie Magennis - perché darebbe un segno di solidarietà nei paesi interessati dal flusso di arrivi e sosterrebbe gli sforzi di Grecia e Italia. Ma perché questo funzioni bisogna creare centri con capacità di accogliere e registrare arrivi oltre a mantenere gli impegni che gli Stati membri hanno assunto».
Riferimenti: http://www.lastampa.it/2015/12/10/esteri/solo-il-di-chi-scappa-dalle-guerre-chiede-aiuto-alleuropa-8hYgvafaTHXIoEihRwME8J/pagina.html

Nessun commento

Posta un commento